Chi ha visitato il Bunker Soratte avrà notato al suo interno un oggetto molto particolare: l’orologio dell’apocalisse.
Ne esistono molti esemplari in giro per il mondo e sono degli indicatori metaforici che rappresentano la vicinanza dell’umanità alla catastrofe globale.
Il Doomsdayclock, questo il nome originale, naque nel 1947 ad opera del Bulletin of Atomic Scientist di Chicago con lo scopo di indicare quanto l’umanità, con il suo stesso operato, fosse vicina all’autodistruzione.
PARAMETRO INIZIALE: PERICOLO NUCLEARE
Il Doomsday Clock fu concepito inizialmente da alcuni scienziati del Progetto Manhattan, consapevoli di come il controllo dell’energia nucleare fosse sfuggito al buonsenso dell’utilizzo umano. Si concordò di impostare l’orologio a 7 minuti prima della mezzanotte, quest’ultima intesa come simbolico punto di non ritorno dalla catastrofe mondiale, la fine della civiltà così come la conosciamo.
Un conto alla rovescia, in sostanza, che ha monitorato anno dopo anno la stabilità geopolitica del pianeta.
Nel corso del tempo, nello specifico a partire dal 2007, i parametri di valutazione sono evoluti con l’introduzione di tematiche legate al cambiamento climatico e alle minacce di bioterrorismo, per poi centrarsi sul problema della pandemia. Tutti elementi che, almeno per qualche tempo, hanno messo in secondo piano il pericolo atomico.
Fino ad oggi.
2026. MAI COSI’ VICINI ALLA FINE.
A gennaio di ogni anno il comitato scientifico responsabile del Doomsday Clock si riunisce per valutare se spostare o mantenere invariata la posizione delle lancette.
Scelta infausta ma inevitabile quella presa dagli scienziati lo scorso martedì 27 gennaio: le lancette sono state portate a soli 85 secondi alla mezzanotte. Siamo nel momento di massimo pericolo per la sopravvivenza dell’umanità dalla nascita dell’orologio nel 1947.
Pur restando in un terreno di metafore e simbolismi, possiamo dare la misura della gravità facendo un confronto con il passato: nel 1953, anno in cui USA e URSS testarono la bomba all’idrogeno, le lancette del Doomsday Clock erano posizionate a 2 minuti dalla mezzanotte. Oggi siamo a soli 85 secondi.
Il momento di maggiore lontananza dal pericolo si è registrato nel 1991, quando la fine della guerra fredda fece slittare le lancette a ben 17 minuti dalla mezzanotte. Sono bastati 35 anni per essere catapultati, oggi, nel minimo storico della sopravvivenza.
L’instabilità creata dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, l’utilizzo sconsiderato dell’Intelligenza Artificiale in campo militare, la disinformazione e la ritrosia (se così vogliamo chiamarla…) a perseguire strade di pace, hanno colorato di tinte fosche il 2025, creando una precarietà mai vissuta dal secondo dopoguerra ad oggi.
L’orologio dell’apocalisse ce lo segnala con il peso di un’evidenza che non ammette distrazioni. Sebbene le sue lancette si muovano su un quadrante metaforico, la realtà che misurano è concreta e attuale. L’orologio non predice il futuro; certifica il presente, sottolineando che il confine tra l’allarme mediatico e il punto di non ritorno non è mai stato così sottile.






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