Isola Farnese, notte di San Giovanni: un omicidio irrisolto tra le gocce di rugiada

Isola Farnese, notte di San Giovanni: un omicidio irrisolto tra le gocce di rugiada

È appena trascorsa la notte di San Giovanni, nella tradizione popolare considerata magica e popolata da forze enigmatiche. Non sempre benevole, spesso occulte. È anche chiamata la notte delle streghe e racchiude in sé riti e credenze celebrati in tutto il mondo. In Italia si raccolgono fiori al tramonto e si immergono in una ciotola d’acqua. Restano all’aperto tutta la notte, affinché la rugiada posi su di loro qualche goccia di magia. È benefica quest’acqua, ma non lava via l’orrore della storia che stiamo per raccontare.

Quella di San Giovanni, infatti, è anche la notte in cui un giovane ragazzo perse la vita nel 1986 a Isola Farnese. Il suo nome era Tarek Hani.

Tarek: in egiziano “colui che arriva di notte”. Proprio nell’oscurità morì, in circostanze che ancora oggi restano incomprensibili.

Questa è la storia di un omicidio irrisolto, in cui la cronaca si sfuma nel misticismo del luogo in cui il delitto è stato commesso. Isola  Farnese oggi è un piccolo borgo frequentato da famiglie e escursionisti, con una suggestiva cascata che si muove all’ombra della rigogliosa natura del Parco di Veio. Negli anni 80 però era un approdo meno raccomandabile nelle ore serali, a causa della tipologia di frequentatori che abitualmente si muovevano nelle tenebre. Riti esoterici e messe nere erano testimoniati dalle scritte inequivocabili lasciate all’epoca sui muri di un rudere a fianco della cascata. Un luogo appartato, ricco di storia e di leggende legate all’ antica civiltà etrusca che risiedeva nell’area.

Tarek amava il mondo dell’occulto, era un estimatore di Julius Evola. Condivideva questa passione con il suo ex professore Giuseppe Costa, all’epoca dei fatti insegnante a Rignano Flaminio. Già in precedenza si erano ritrovati  a Isola Farnese, in cerca di quelle percezioni che solo un luogo mistico po’ assicurare.

Ci tornarono la notte tra il 23 e il 24 giugno del 1986. L’unica sensazione papabile, in quella sciagurata serata, deve essere stata quella dello sgomento. Per il professor Costa, soprattutto, che nulla ha potuto per impedire che il giovane Tarek perdesse la vita.

Avvolti dalle tenebre furono prima colpiti a sassate, poi raggiunti da tre individui, mai identificati. Persone che si muovevano col favore del buio. Uno di loro, secondo la testimonianza del professor Costa, sparò tre colpi d’arma da fuoco e uno di questi raggiunse Tarek. Costa si allontanò in cerca di aiuto e lo trovò in una coppietta appartata poco distante. I due ragazzi si precipitarono ad allertare le forze dell’ordine, ma per Tarek non ci fu nulla da fare.

Giuseppe Costa fu indagato, ma il guanto di paraffina dissipò i sospetti su un suo presunto coinvolgimento. I genitori di Tarek, d’altronde, non hanno mai avuto dubbi sulla sua estraneità ai fatti.

Restano fitti i nodi che gli inquirenti non sono riusciti a sciogliere, a quasi quarant’anni dai fatti.

Di Tarek ormai si parla poco. A  parte una vecchia puntata di Telefono Giallo condotta da Corrado Augias, sono poche le tracce lasciate nelle pagine di cronaca.

Di lui sappiamo solo che era uno studente di biologia prossimo alla laurea, che poco dopo avrebbe sposato la sua fidanzata.

E sappiamo che perse la vita a soli 29 anni in una notte balorda, avvolto dal buio, mentre la rugiada si posava chissà dove sui petali di fiori lontani.

Patrizia Piga

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