di Nausicaa Benigni
Il difficile rapporto tra sessualità amore e cinema è degenerato nella censura di alcune delle storie più emozionanti che siano state scritte, tanto nei libri quanto nelle sceneggiature. È il caso di Pomodori Verdi Fritti alla fermata del treno, film del 1991 tratto dal romanzo di Fannie Flagg.
La storia ruota intorno all’amore tra Ruth e Idgie, due donne che nella loro diversità trovano il modo di completarsi. È interessante notare la differenza tra il libro e il film, dove nel primo la loro storia non solo non viene censurata ma è anche socialmente accettata in un piccolo centro abitato degli Stati Uniti di fine anni ’20.

Il legame tra Idgie e Ruth sembra non conoscere censura sia da parte della famiglia che da parte della comunità di Whistle Stop. Le due crescono addirittura un bambino nato dal matrimonio combinato di Ruth con Frank Bennet, l’uomo che mette a rischio la loro unione nonché la libertà di Idgie.
Nel film vediamo le cose raccontate in maniera estremamente diversa. Le protagoniste sono infatti due semplici migliori amiche che uniscono le forze per aprire il loro caffè, nonostante la vera natura della loro storia emerga in ogni singolo momento in cui si relazionano fra loro. Tanto è arrivata lontano la censura da dover inventare una scena, forse la più nota del film, in cui Ruth e Idgie giocano con il cibo impiastrandosi con ogni ingrediente della cucina mentre preparano i pomodori verdi fritti. La scena è un richiamo alla sessualità delle due donne che, non potendo essere mostrata in chiaro, viene sublimata dall’amore per il cibo. Ma quanto è durata realmente tale censura nel cinema, poco importa che sia italiano o internazionale

Facendo un salto di quasi vent’anni, approdiamo a un’altra pellicola di Ferzan Ozpetek che indaga l’omosessualità stavolta senza veli. È il caso di Mine Vaganti, film del 2010 in cui il protagonista viene privato della possibilità di fare coming out con la sua famiglia dal fratello, anch’esso omosessuale, che durante un’importante cena si dichiara davanti a tutti i suoi familiari e collaboratori lavorativi. Il contesto dei due film è molto simile: due piccoli centri abitati, dove però lo scandalo non trova il suo posto nel caso di Ruth e Idgie. Nel film di Ozpetek, il protagonista Tommaso cercherà di fare di tutto per proteggere il padre da ulteriori scosse emotive dopo che il suo primogenito lo ha sconvolto e fatto letteralmente ammalare con la sua rivelazione. Ma là dove in Pomodori Verdi Fritti il legame tra le donne non viene messo in discussione da nulla, men che meno dalle persone che le amano e le circondano, Mine Vaganti suggerisce una lettura diversa dell’argomento. La figura di Alba, di cui Tommaso quasi si innamora nonostante sia già impegnato con un uomo, sembra raccontarci che l’amore non è mai tutto bianco o tutto nero. Esisterebbe una terra di mezzo dove non esistono maschi o femmine, ma solo persone che si danno emozioni.

Entrambi i racconti sono filtrati da due figure anziane, la nonna di Tommaso e Ninny, una parente di Idgie che porta nel mondo di Whistle Stop Evelyn, una donna di mezza età che trova nella vicenda di Ruth e Idgie il coraggio di prendere in mano la sua vita e scrollarsi di dosso un’educazione repressiva che la condiziona da sempre. La voce narrante di Ninny ci riporta indietro nel tempo, e nonostante la censura abbia spento il senso della storia di Fannie Flag, il film resta innegabilmente una delle migliori pellicole degli anni ’90. Ozpetek fa forse anche di più, poiché per quieto vivere il protagonista decide di autocensurarsi con tutta la sua famiglia e vivere la sua vita lontano da occhi indiscreti.
Il mondo del cinema è molto cambiato negli anni, anche se trovare un equilibrio tra il racconto delicato di un amore omosessuale e la necessità di parlarne senza più censura non è, ancora oggi, né facile né scontato.








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