Non è solo una frana, ma il riflesso di un sistema di gestione del territorio che sembra aver smarrito la bussola della responsabilità. Il crollo del costone avvenuto il 30 gennaio a Nazzano, che ha investito e fatto letteralmente esplodere i gabbioni di contenimento riversando una massa di detriti sulla carreggiata, rappresenta l’atto finale di una crisi annunciata, maturata in un tratto stradale che da tempo attendeva risposte definitive. Il tratto interessato dalla frana si trova lungo la via Tiberina all’altezza del km 34+550/650 ed è di competenza di Città Metropolitana, ex Provincia di Roma.
Il punto colpito dal dissesto non era un’incognita per i tecnici dell’ente gestore, che già circa cinque anni fa erano intervenuti con un intervento di messa in sicurezza tramite la costruzione dei gabbioni in terra armata . Tuttavia, da oltre un anno, la situazione era tornata a farsi critica: un cedimento della strada si stava allargando progressivamente sotto lo sguardo preoccupato dei residenti. Nonostante le sollecitazioni giunte dal Comune, la risposta di Palazzo Valentini nel corso di un anno è stata l’installazione di un semaforo per parzializzare il traffico. Una misura che ha lasciato la sede stradale esposta al deterioramento proprio lì dove la forza della terra è tornata a farsi sentire, travolgendo le opere di sostegno e rendendo impraticabile la corsia.

Il giorno della frana, il 30 gennaio, il Sindaco di Nazzano Patrizio Gianferro ha allertato immediatamente gli uffici competenti. “Di fronte alla risposta dell’ente metropolitano, che si è dichiarato impossibilitato a intervenire con tempestività, ho dovuto firmare un’ordinanza di chiusura totale per proteggere l’incolumità pubblica. Da quel momento è iniziato un difficile braccio di ferro istituzionale, con il Comune lasciato solo a gestire un’emergenza di competenza provinciale. Nel frattempo, la Città Metropolitana ha inviato un tecnico per un sopralluogo. La cosa grave è che non si sono attivati neanche per segnalare il danno lungo la carreggiata e siamo intervenuti noi per sopperire alla mancanza di presidi da parte del gestore, come nel caso del dipendente Massimiliano Fulgenzi che ha dovuto provvedere alla cartellonistica. Non abbiamo però le forze e gli strumenti per controllare che la chiusura sia rispettata. Alcune automobili continuano a transitare con conseguente situazione di pericolo.” dichiara Gianferro.
LA RISPOSTA DI CITTA’ METROPOLITANA
La tensione è culminata lunedì 2 febbraio. Mentre la cittadinanza si riuniva in un’assemblea pubblica davanti ai cancelli della centrale Enel sulla via Tiberina, i Sindaci del territorio facevano fronte comune. Accanto a Patrizio Gianferro c’erano Daniele Malpicci, Sindaco di Filacciano, Giuseppina Di Marzio, Sindaca di Ponzano Romano e Andrea Fiori, sindaco di Montopoli In Sabina. Proprio mentre si svolgeva l’assemblea, è arrivata la risposta via PEC della Città Metropolitana, giunta quindi nel pomeriggio di lunedì (oltre il termine delle ore 12:00 fissato dalla diffida inviata il 31 gennaio). Nella nota, Palazzo Valentini ha comunicato l’avvenuta attivazione della Somma Urgenza ai sensi del D.Lgs 36/2023 e ha stabilito un incontro tecnico per mercoledì 4 febbraio, sottolineando la volontà di procedere con la verifica delle proprietà dei fondi laterali adiacenti la strada in questione.



IL PARADOSSO DEI FONDISTI E I COSTI SOCIALI
Mentre la cittadinanza, riunita in assemblea pubblica, denuncia i gravissimi disagi per gli studenti diretti a Torrita e per i pendolari che, per raggiungere lo scalo di Poggio Mirteto, sono costretti a lunghe deviazioni via Stimigliano, l’Ente gestore solleva quindi la questione dei frontisti, cioè coloro i cui terreni ricadono sul tratto di strada in questione. Una posizione giudicata tardiva e contraddittoria dal sindaco di Nazzano, visto che in passato interventi simili erano stati eseguiti senza sollevare eccezioni sulla proprietà dei terreni confinanti “Se la questione è quella di rilevare chi sono i proprietari dei terreni limitrofi alla strada, io do la mia massima disponibilità in tal senso. Non si capisce, però, per quale motivo in passato gli interventi in somma urgenza venissero eseguiti senza porre il problema dei frontisti” dichiara Gianferro.
UN TERRITORIO CHE CHIEDE RISPOSTE
Il problema non è solo tecnico, ma di metodo. Le promesse di finanziamenti (come il milione di euro annunciato mesi fa dalla delegata Emanuela Chioccia) non possono sostituire la manutenzione ordinaria. “E’ mai possibile che in situazioni di emergenza noi dobbiamo sistematicamente essere lasciati da soli? Soprattutto per quelli che devono essere interventi standard, di manutenzione. Gli interventi devono essere concertati e stabiliti parlando con le istituzioni locali, che conoscono e vivono il territorio” chiude Gianferro.
Il caso di Nazzano dimostra come una buca non riparata per un anno possa trasformarsi in uno spreco di soldi pubblici, vanificando interventi strutturali costosi e lasciando le comunità locali a gestire da sole le emergenze. Il territorio chiede risposte e non può più restare sospeso tra un semaforo e interventi emergenziali insufficienti per garaqntire la necessaria manutenzione ordinaria.






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