Per crescere un bambino ci vuole un villaggio, dice un vecchio detto africano.
E chi, questo villaggio non ce l’ha?
Quante donne, che diventano mamme, oltre a sentirsi sole, lo sono davvero? Divise. Ad esempio, fra una scelta che non dovrebbe esserci: lavorare o crescere i propri figli, se non si hanno altre possibilità.
Donne, che diventano madri e vedono crescere intorno a sé una torre di isolamento sempre più alta, un villaggio che non c’è, lì dove manca una famiglia fatta di legami autentici, di sorelle, fratelli, zii, vicini di casa che offrono un caffè, amiche che donano una presenza che vada oltre i vocali su whatsapp e brevi messaggi.
Donne, che diventano madri e improvvisamente si sentono in trappola, incapaci di gestire, conciliare, incastrate continuamente tutto.
E allora, sempre più spesso, arrivano notizie sconvolgenti di queste donne che diventano madri e, per qualche motivo non ce la fanno. Uccidono i propri figli, si uccidono, fanno della loro vita un ergastolo e tutti a giudicare, criticare, commentare.
Improvvisamente queste donne vengono viste per quello che erano: sole.
Questa rubrica vuole, allora, essere un piccolo faro che illumina anche queste donne, che diventano madri e vedono crollare molte cose intorno a sé, una mano tesa per dare spunti, suggerimenti, accogliere storie e creare una piccola rete di connessioni, speranze e riflessioni. Per raccontare anche l’altra faccia della maternità ossia quella meno vista, quella che non è rose e fiori, non è l’esperienza più bella della vita, ma a volte la più traumatica, solo che non viene detto quasi mai. Non viene detto ai corsi pre parto, dove preparano le donne a diventare madri senza spiegare quasi mai che la maternità è un cambiamento radicale e, proprio come tutti i cambiamenti, non sempre viene accettato. Non viene raccontato nei film e nei libri, dove ancora adesso la maternità è “roba da donne”, mentre invece dietro ci sono anche uomini, che diventano padri, ci sono madri che diventano nonne, ci sono storie familiari che si manifestano e si ripropongono.
Questa rubrica sarà quindi un angolo di riflessioni e suggerimenti, per conoscere luoghi e attività sul territorio dedicate alla genitorialità, ma anche letture, laboratori dedicati ai bambini, attività e proposte per genitori e figli, affinché vengano attivate connessioni e conoscenze che possano rendere meno faticoso il cambiamento radicale che comporta il diventare madri e padri di bambini che saranno, poi, gli adulti di domani.
Una volta al mese ci farà piacere ricevere storie da raccontare di donne, che sono diventate madri e hanno sentito il peso di non avere questo villaggio, per crescere un bambino.
Potete inviare la vostra storia a redazione@ventonarrante.com e ci impegneremo a ricontattarvi personalmente per dare a Vento Narrante anche la vostra voce, convinti che anche una piccola voce possa fare la differenza in un momento storico così buio e privo di empatia, interesse verso gli altri e condivisione.
“Per crescere un bambino ci vuole un villaggio” dice il detto africano.
Quando questo villaggio non c’è, occorre iniziare a pensare che bisogna crearlo, costruirlo, cercarlo.
A volte a piccoli passi, insieme ad altre piccole storie.
Per Info e Contatti:
Chara Cupini: La pagina di Chiara – Educatrice Professionale
Vento Narrante: redazione@ventonarrante.com
Immagine di copertina: George E. Miller






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